Una storia del primo 900, che riguarda persone straordinarie che avevano visioni umanistiche rivolte alla società e utilizzavano il loro grande potere per costruire un futuro ideale basato su lavoro e istruzione.
Personaggio di riferimento politico ed economico dell'Italia del neonato XX° secolo, Leopoldo Franchetti esercitò con dedizione i valori liberali, frutto della migliore avanguardia livornese, di cui faceva parte. I suoi scritti sociologici sulla condizione del meridione d'Italia sono ancora oggi punto di riferimento per chiunque studi la storia del sud italiano. Le coraggiose prese di posizione in Senato a favore dell'estensione del voto elettorale a tutta la popolazione, testimoniano l'animo e la forza intellettuale e umana di un uomo fuori dagli schemi del suo tempo e realmente votato alla costruzione del mondo ideale. Ma la luce vera della sua vita fu la giovane moglie americana Alice Hallgarten. Lo spirito e l'incredibile determinazione che ella portò con sé dal nuovo mondo, associato alle visioni di Leopoldo, generò un'alchimia straordinaria che permise di concretizzare azioni di crescita culturale e sociale per la popolazione dell'alta Umbria, come mai prima di allora.

Appena giunta a Città di Castello, nel 1900, Alice cominciò ad interessarsi alle tristi condizioni di miseria e di arretratezza culturale in cui versavano le famiglie dei coloni della sua tenuta e delle persone meno abbienti della città. Superando la pratica inefficace della tradizionale beneficenza, cominciò ad operare con costante impegno nei settori dell'istruzione, della formazione e qualificazione al lavoro. Essa intendeva infatti contribuire al miglioramento del livello di vita nelle campagne conservando le culture artigianali di tradizione popolare, tra cui l'antica arte della tessitura con telai a mano. Alice Franchetti si era resa conto infatti del pericolo che correva la tessitura artigianale di fronte alle nuove tecniche dei telai meccanici che avevano già invaso l'Europa e gli Stati Uniti industrializzati. Fu Lei quindi che per prima prese l'iniziativa di difendere il prodotto artigianale rispetto a quello standardizzato, aggiungendo una motivazione di carattere sociale. Infatti durante alcune visite compiute nelle abitazioni coloniche nella sua tenuta, aveva avuto modo di notare che in quasi tutte le case esisteva un telaio e che le donne erano in grado di tessere le tele necessarie al fabbisogno familiare. Pensando quindi di avvalersi di queste capacità, progettò un processo collettivo di qualificazione, sviluppo e commercializzazione e il 1° Maggio 1908 dette iniziò l'attività del Laboratorio di Tela Umbra, dotandolo di mezzi, attrezzature e materie prime.

La sua azione sociale era già partita anni prima con l'istituzione di due scuole rurali dedicate ai figli dei coloni dell'Altotevere. I suoi metodi didattici si raffinarono grazie anche ad un  continuo studio di comparazione e ricerca negli altri paesi d'Europa. Proprio nell'atto di questa ricerca scoprì e caldeggiò il lavoro della Professoressa Maria Montessori che sperimentava nel quartiere di San Lorenzo a Roma un metodo didattico assolutamente rivoluzionario. Alice Hallgarten, con l'impegno del barone Leopoldo, suo marito, finanziò l'opera della Montessori sostenendo la pubblicazione del primo metodo pedagogico noto oggi in tutto il mondo. La baronessa, frequentando la migliore intellighenzia europea, fu tra le prime paladine a cavalcare i concetti del femminismo. La stessa realizzazione del laboratorio di Tela Umbra aveva infatti l'obiettivo di dare possibilità di riscatto sociale alle donne meno abbienti della città e alle ragazze madri, che con l'acquisizione di un arte raffinata e professionalizzante riuscivano a cambiare in meglio quella condizione sociale che le emarginava. Oltre al compenso diretto, relativo al lavoro realizzato, le tessitrici partecipavano a fine anno alla ripartizione degli utili derivati dalle vendite ed in più Alice istituì per loro un asilo infantile nelle sale dello stesso palazzo che ancora oggi è sede storica di Tela Umbra, palazzo Tomassini ex Bourbon del Monte.

Purtroppo però Alice non visse a lungo e il 22 ottobre del 1911 morì a causa di una grave malattia all'età di soli 37 anni. Anche per Leopoldo Franchetti l'esistenza si fece buia, oscurata dalla mancanza di quell'immensa luce che Alice aveva portato nella sua vita illuminandola a dismisura. Il barone però non volle rendere vano lo straordinario lavoro che la sua giovane moglie aveva realizzato e istituzionalizzò le sue opere garantendone nel tempo la vita e la crescita. Quando sei anni dopo anche Leopoldo morì, lasciò con un testamento vincolante esente da artificiose interpretazioni, tutti i suoi beni a Città di Castello, garantendo il proseguimento del cammino delle scuole rurali fondate da Alice e di Tela Umbra. Un modello di generosità, vera filantropia e umanità unico che ha fatto di questi due personaggi del passato veri esempi per tutti.